Maschere Bergamasche dalla commedia dell'arte

Troviamo nella commedia dell'arte maschere di origine bergamasca come Arlecchino, Brighella e Gioppino.

Arlecchino: In bergamasco Arlechì, è una famosa maschera bergamasca della commedia dell'arte.  Identificato dal suo inconfondibile costume a losanghe colorate, è un servitore ignorante e goffo, spensierato e allegro, ma anche astuto, che agisce per contrastare i piani del suo padrone Pantalone. Molto avido e costantemente alla ricerca di cibo e denaro, adora però aiutare i giovani amanti ed è sempre innamorato di una "servetta" (Colombina).

Brighella: Brighella: in bergamasco Brighèla, deve il suo nome al suo carattere vivace, attaccabrighe, insolente e dispettoso. È il migliore amico di Arlecchino: entrambi sono i servi della commedia dell'arte ed entrambi sono nati a Bergamo. Al contrario dell'amico, tuttavia, Brighella non fa solo il servo ma un'infinità di altri mestieri più o meno leciti, per questo si ritrova sempre in mezzo a intrighi. Sue caratteristiche sono la prontezza e l'agilità di mente, che utilizza per escogitare inganni e trappole in cui far cadere il prossimo solo per il gusto di imbrogliare la gente. È intrigante, molto furbo, senza scrupoli e capace di raccontare frottole con tale sicurezza e convinzione che è quasi impossibile distinguerle dalla verità. È inoltre molto abile nel cantare, suonare e ballare. Viene raffigurato con giacca e pantaloni decorati con galloni verdi e scarpe verdi dai pompon neri. Porta un mantello bianco con due strisce verdi mentre la maschera e il cappello sono neri.

Gioppino: La sua principale caratteristica fisica di Gioppino è la presenta di tre grossi gozzi, da lui chiamati le sue granate o coralli, che ostenta non come un difetto fisico, ma come veri e propri gioielli, essendo essi il blasone di famiglia. La tradizione vuole che sia nato da Bortolo Söcalonga e Maria Scatoléra a Zanica dove vive con la moglie Margì e il figlio: Bortolì. In bergamasco viene chiamato Giopì de Sanga. Ha anche due fratelli, Giacomì e il piccolo Pisanbraga, e i nonni Bernardo e Bernarda. Faccione furbo, rubicondo, vestito di grosso panno verde orlato di rosso, pantaloni scuri da contadino e cappello rotondo con fettuccia volante, di mestiere fa il facchino e il contadino, professioni che di fatto non pratica preferendo guadagni occasionali meno faticosi. Di modi e linguaggio rozzissimi, ma fondamentalmente di buon cuore, porta sempre con sé un bastone che non disdegna di usare per far intendere la ragione, sempre comunque a vantaggio dei piccoli e degli oppressi. Amante del vino e del buon cibo, si dichiara innamoratissimo della sua Margì.